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L’Itc Della Corte dice no «a questa politica scolastica»

L’assemblea dei docenti e del personale Ata dell’ Itc “Matteo Della Corte” di Cava de’Tirreni (Salerno) riunitasi in data 7 giugno 2010, afferma profonda contrarietà alla politica scolastica attuata nel nostro Paese, caratterizzata da scelte scellerate destinate, inequivocabilmente, a peggiorare la qualità della formazione delle nuove generazioni.
Con l’ambizione di farsi interprete di base del malcontento dei lavoratori della scuola e ritenendo sia giunto il momento di favorire, dal basso, una grande riflessione sul futuro della più importante istituzione formativa, si propone il seguente documento, denominato “Manifesto del popolo della scuola”, auspicando che esso possa finalmente promuovere una fase unitaria tra tutte le forze che rappresentano il mondo dell’istruzione.
                            
MANIFESTO DEL POPOLO DELLA SCUOLA
 
PREMESSA: Le richieste sotto specificate non sono dettate da scelte partitiche o di schieramento, ma dall’esperienza e dal semplice buon senso. Esse hanno il fine di spingere tutti i sindacati del settore a farle proprie (ponendo fine alle troppe divisioni), per rilanciare una grande mobilitazione a difesa della scuola pubblica e delle future generazioni:
 
NO ALLE CLASSI NUMEROSE: l’aumento del numero degli alunni per classe è ormai giunto a trenta. Se si vuole migliorare la qualità va riportato ad un massimo di venticinque (venti in presenza di un portatore di handicap);
 
NO AL BLOCCO DEGLI SCATTI D’ANZIANITA’: il blocco degli scatti d’anzianità è inaccettabile. Tutto il personale della scuola è cosciente della necessità di dover contribuire al superamento della crisi economica, ma non è possibile immaginare di cancellare, oltre al rinnovo del contratto, anche la progressione di carriera legata all’esperienza professionale. Le conseguenze sarebbero gravissime perché si ripercuoterebbero, oltre che sugli stipendi, anche sulle future pensioni. Sarebbe ingiusto e dannoso toccare i gradoni d’anzianità che rappresentano l’unica voce obiettivamente destinata a premiare la più seria forma di aggiornamento e di miglioramento dell’attività dell’insegnante, ovvero il crescere dell’esperienza sul campo, in mezzo agli studenti; 
     
NO ALLA REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA: tale triste eventualità va respinta. Tutto il personale in servizio, all’atto dell’assunzione, ha stipulato un contratto di ruolo (ora detto a tempo indeterminato) con lo Stato, non con questo o quell’ente territoriale. L’Italia ha bisogno, come del resto prevede la Costituzione, di una efficiente scuola statale, in grado di fornire la stessa preparazione e le stesse conoscenze in tutta la penisola, non di tornare alla fase preunitaria dei secoli scorsi (magari con gabbie salariali destinate a pagare in modo diverso lo stesso lavoro!...). Ugualmente assurda risulta l’idea di costituire degli albi regionali del personale. I trattati europei garantiscono la libera circolazione dei lavoratori in ambito continentale. Pensare di promuovere la figura dell’insegnante indigeno significherebbe violare tutte le norme costituzionali istituendo, di fatto, dei muri culturali inammissibili! Se, poi, la motivazione è legata all’esigenza di evitare precipitosi trasferimenti, basterebbe semplicemente vincolare la permanenza dei nuovi assunti in ruolo per un periodo ragionevole, ad esempio dai tre ai cinque anni…
 
NO ALLA CARRIERA TRA GLI INSEGNANTI: l’idea di prefigurare una gerarchia tra gli insegnanti è inaccettabile e dannosa. L’ipotesi di istituire una sorta di carriera tra i docenti, portandone in serie A pochi, in serie B altri, in serie C il resto, è profondamente ingiusta. Va ribadito con forza e determinazione che la scuola non è un’azienda e che i docenti devono essere rispettati e trattati con la stessa dignità: a parità di prestazione deve corrispondere la parità di trattamento e dignità professionale. Del resto, chi si impegna in più, vedasi ad esempio, le funzioni strumentali, i collaboratori del dirigente, i progetti PON e POF ecc., già oggi è ulteriormente retribuito. L’ipotesi di carriera va pertanto sonoramente bocciata, così come lo fu quella del “concorsone” di un altro ministro che tentò questa triste operazione!
 
SI AD UN ORGANICO FUNZIONALE D’ISTITUTO: l’applicazione della riforma e le cattedre ricondotte a diciotto ore rendono incerta la permanenza dei docenti nella propria sede, spesso in situazione di soprannumero nell’intera provincia. Risulta impossibile, inoltre, la sostituzione degli insegnanti assenti, rischiando di lasciare allo sbaraglio le classi. Considerando anche la transizione tra i vecchi ed i nuovi quadri orari introdotti con la riforma, andrebbe ripristinato un organico funzionale d’istituto, con cattedre variabili costituite da quattordici/quindici ad un massimo di diciotto ore, in modo da coprire, senza ulteriori oneri, gran parte delle supplenze occasionali (giornaliere);
 
SI ALL’ASSUNZIONE DEI PRECARI: va rispettata la dignità e la qualità del personale precario, formato da docenti e ATA che da anni prestano la loro opera dopo aver superato vari concorsi e corsi universitari. Va garantita la loro immissione in ruolo rispettando le graduatorie ad esaurimento senza prefigurare, anche per le supplenze, alcuna forma di discrezionalità. Il triste esempio del nepotismo universitario è sotto gli occhi di tutti, aggiungere ulteriori motivazioni sarebbe superfluo…
     
Il personale già precario da diversi   anni   va   assunto e   confermato, ove possibile, nell’organico di attuale servizio in modo da   favorire la continuità   didattica e restituire 
serenità a tanti lavoratori (ed alle loro famiglie), costretti a trascorrere ogni   estate   con  
l’ enigma legato al se ed al dove potranno lavorare…
 
L’assemblea auspica che su questi punti i sindacati tutti trovino la saggezza di ritrovarsi uniti in difesa di queste richieste del POPOLO DELLA SCUOLA e lancino una mobilitazione che potrebbe avere come momento culminante una grande manifestazione unitaria da tenersi a Roma, in un’unica giornata. Se opportunamente preparata, questa dovrebbe vedere convergere nella capitale un numero altissimo di insegnanti, lavoratori dell’istruzione, famiglie, cittadini finalmente muniti di richieste chiare, ineludibili, finalizzate a rilanciare la scuola statale, difendere la dignità di coloro che vi lavorano e rilanciare il ruolo di questa istituzione fondamentale per la formazione delle future generazioni.
 
Questo documento, con l’auspicio di farne oggetto di discussione, adesione, riflessione e proposta civile viene inviato a sindacati, partiti politici, parlamentari nazionali e locali, organi di informazione ed a quanto più docenti e ATA si riuscirà a contattare auspicando che la facciano propria e ne promuovano la più ampia diffusione.
Al fine di sottolineare il carattere spontaneo ed unitario dell’iniziativa, si propone di denominarla MANIFESTO DEL POPOLO DELLA SCUOLA, in modo da renderne facile l’identificazione.
 
Cava de’Tirreni, 7 giugno 2010,
l’assemblea dei docenti e degli Ata
dell’ITC “Della Corte” di Cava de’Tirreni
09/06/10 commenti (2)

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